L'enciclopedia del Banato

Orizzonti Culturali Italo-Romeni

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Banat - 1740Il Banato (con una superficie di 28.526 kmq) è una regione storico-geografica dell'Europa Centrale, oggi divisa politicamente tra la Romania (la parte più grande, circa due terzi, 18.966 kmq), la Serbia (circa un terzo, 9.276 kmq) e l'Ungheria (una piccola parte, 284 kmq). Capitale storica del Banato è la città di Timişoara.
La regione è nettamente delimitata su tre lati da importanti fiumi: a nord il Mureş/Maros, ad ovest il Tibisco e a sud il Danubio. Sul lato orientale il Banato confina con i Carpazi, che conferiscono al Banato romeno un aspetto collinoso, al contrario del Banato serbo che fa parte del bassopiano Pannonico.
Fino al 1944 la popolazione del Banato (sia romeno, sia jugoslavo) costituiva una delle aree più eterogenee in Europa dal punto di vista etnico e comprendeva principalmente romeni, serbi, tedeschi e ungheresi, con altre minoranze tra cui slovacchi, ebrei, rom, bulgari, ucraini, armeni, croati, cechi.

Silvio Guarnieri, dieci anni di vita e di studi in Romania. Ritratto con inedito

Silvio Guarnieri (Feltre 5 aprile 1910 - Treviso 28 giugno 1992) fu uomo di lettere, scrittore e docente universitario molto legato alla Romania, dove giunse nell'autunno 1938, insofferente delle limitazioni imposte dalla censura fascista, quale direttore dell'Istituto italiano di cultura, sezione di Timişoara, fino al 1948. A Guarnieri, Doina Condrea Derer, prestigiosa italianista romena, ha dedicato un importante volume monografico, Silvio Guarnieri. Universitar în Romania și Italia, edito nel 2009 sotto l’egida dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest. Pubblichiamo, in traduzione italiana, il capitolo dedicato all’attività pubblicistica di Guarnieri a Timişoara, seguito da una lettera inedita trasmessaci dalla professoressa Derer.




Silvio Guarnieri a Timișoara

Accanto all’attività quotidiana svolta alla sezione di Timișoara (gestita e amministrata interamente da lui), che comprendeva anche lezioni di lingua e letteratura italiana, il giovane Guarnieri tenne corsi di lingua e cultura italiana anche al Politecnico di Timișoara, che hanno visto una larga partecipazione. Anni dopo, durante la visita del 1966 nella città sul fiume Bega, Andreia Vanci, allora docente della Cattedra di Lingua e Letteratura Italiana dell’Università di Bucarest, che lo accompagnava, ebbe l’impressione che tutti, a Timișoara, riconoscessero e accogliessero con gioia colui che ventott’anni prima era stato non solo loro concittadino, ma anche docente e mentore.
Inoltre, durante le sue prime prestazioni lavorative al servizio dello Stato italiano, Silvio Guarneri si fece promotore di alcune iniziative romene, entrando così in contatto con gli esponenti della cultura locale. Nel 1939, a un solo anno di distanza dal suo arrivo in Romania, pubblicò, sempre tramite l’Istituto di Cultura Italiano, la postfazione al volume di Aurel Cosma Tracce di vita italiana nel Banato (Urme de viață italiană în Banat) e curò la presentazione di un libro di Octavian Metea, pubblicato dalla casa editrice «Fruncea» (presso la quale sarebbero apparsi anche alcuni volumetti contenenti rispettivamente traduzioni di poesie di Ungaretti, nel 1943, e di Montale, nel 1945). Come è noto, la casa editrice era correlata all’omonimo settimanale, che si occupava di informazione politica, economica e culturale, e che divenne nel 1933 una vera e propria rivista di cultura, diretta da Nicolae Ivan, il quale ne garantì la pubblicazione fino al 1944.

Ormós Zsigmond e la collezione d'arte italiana del Museo di Timişoara

La collezione d'arte europea antica del Museo di Timişoara è in gran parte dovuta a Ormós Zsigmond, nota personalità dell’Ottocento della provincia del Banato (già dell’Impero austro-ungarico, e dal 1918 territorio della Romania), la cui raccolta di dipinti, stampe e incisioni, disegni, monete, libri e documenti entra per legato testamentario del 18 settembre 1895 nel patrimonio della Società di Storia e Archeologia del Banato, il futuro Museo di Timişoara. [1]
Ormós Zsigmond è un nome di notevole rilevanza per il collezionismo nella seconda metà dell’Ottocento nella provincia del Banato. Mancano ancora, purtroppo, studi specifici sulle diverse collezioni, al di là di citazioni delle stesse. [2] Le conoscenze attuali sulla figura di Ormós si devono a Stela Radu ed Elena Miklósik, che hanno pubblicato alcuni articoli sulla vicenda umana del collezionista. [3]

Cenni biografici

Ormós Zsigmond nacque nel 1813 a Pecica, una località della provincia austriaca del Banato, da una famiglia della piccola borghesia. La fortuna di Ormós ha origine con la sua adozione da parte dello zio, un ricco funzionario. Dopo gli studi a Timişoara, Szeged e Oradea, iscrittosi all’Università di Budapest, si interessò alla giurisprudenza e alle materie umanistiche. Dal 1832, tornato nel Banato, ottenne i primi successi in ambito politico-amministrativo come deputato presso il Parlamento di Bratislava (Pozsony, Pressburg). Il 18 settembre 1849 Ormós venne imprigionato a Timişoara e condannato per 4 anni, accusato dal governo austriaco di attività rivoluzionarie. Nel carcere conobbe le future personalità Gorove István, Murányi Ignác e Vukovics Szabbasz. Dopo 9 mesi, uscito di prigione, visse a Buzias nella casa dello zio dal 1850 al 1856. In quegli anni non ottenne il riconoscimento per i suoi diritti civili: nel Natale del 1856, in seguito a un intervento con la forza da parte delle autorità austriache nella sua casa di Buzias, gli furono confiscati tutti i documenti e manoscritti e decise di vendere le sue proprietà, lasciando la carriera di avvocato per dedicarsi ai viaggi [4] e allo studio storico artistico nelle gallerie europee nel periodo 1857-1862 a Pest (Budapest), Vienna, Praga, Dresda, Lipsia, Berlino, Amburgo, Hanovra, Düsseldorf, Cologna, Mainz, Wiesbaden, Francoforte, Heildeberg, Karlsruhe, Stoccarda, Monaco di Baviera, e soprattutto in Italia.

Al via il progetto «Presenza italiana nel Banato». Gli studi di Aurel Cosma Jr. (1939)

Inauguriamo sulla rivista bilingue «Orizzonti culturali italo-romeni» il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato». Coordinato da Afrodita Carmen Cionchin, il progetto si propone il duplice obiettivo di recuperare la memoria storica, valorizzando e reinserendo nel circuito culturale alcuni dei contributi più importanti di coloro che hanno trattato questo tema, e di produrre nuovi studi sull’argomento.

Iniziamo con un testo di Aurel Cosma Jr., intellettuale di spicco del Banato del primo Novecento, avvocato, giornalista e scrittore, nato il 25 marzo 1901 a Timişoara. La sua prolifica attività ha abbracciato diversi campi: direttore del giornale «Nadejdea» di Timisoara a partire dal 1923; fondatore della rivista letteraria «Luceafărul» di Timişoara (1935-1940), con una tiratura mensile di 5000 copie; deputato di Timiş per il Partito Nazionale Liberale, eletto per la prima volta nel 1927; membro dell’Unione degli Scrittori della Romania.
Pubblichiamo una prima parte del suo studio intitolato Tracce di vita italiana nel Banato, edito nel 1939 dall’Istituto di Cultura Italiana in Romania, sezione di Timisoara. 

Aurel Cosma Jr: «Tracce di vita italiana nel Banato» (II)

Continuiamo il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato», con la pubblicazione della seconda parte dello studio di Aurel Cosma Jr. intitolato Tracce di vita italiana nel Banato, edito nel 1939 dall’Istituto di Cultura Italiana in Romania, sezione di Timisoara.


San Giovanni da Capestrano (24 giugno 1386 – 23 ottobre 1456, Ilok)

Huniadi e Capistrano

Pulsazioni di vita italiana nel Banato, troviamo anche nel campo militare, sopratutto all'epoca delle guerre contro i Turchi, quando innumerevoli Italiani versarono il loro sangue per la liberazione di questa regione dal terrore della mezzaluna anticristiana. Senza dubbio la sostanza morale ed il sentimento di questi atti di eroismo Italiano erano d'ordine religioso. La loro fratellanza per questa terra ha lasciato impressionanti e indimenticabili reminiscenze di nobili e grandiosi sforzi.
In questi tempi oppressi da preoccupazioni di guerra, l'arte di portare le armi era innalzata al primo grado. Gli studi militari e l'organizzazione disciplinare delle squadre armate dell'Italia attiravano molti ufficiali e aristocratici stranieri, per compiere la loro pratica di perfezionamento. Cosi, si trovò a Milano anche il voivoda romeno del Banato, loan Huniadi, compiendo là, durante due anni, la sua educazione militare sotto il comando del duca Filippo Visconti. Una volta ritornato, Huniadi, la cui figura leggendaria oggi ancora vive nel ricordo del nostro popolo, salì tutti i gradi delle vittorie, fino al supremo sacrificio della propria vita.
Le battaglie coi Turchi, nel mezzo del quindicesimo secolo, e le sue vittorie per la redenzione del cristianesimo nel Banato, portavano i segni dei suoi sentimenti italo-romeni, animati dalla grande legge nella fede di Cristo. Nel corso di queste lotte, si sono fuse nella fiamma del sacrifico eroico le due anime dei Romeni e dei prelati italiani, che con a capo Giovanni Capistrano si sono messi anch'essi in lotta a lato della nazione romena, per impedire ai Turchi il loro tentativo di dominare il Banato, che essi consideravano come porta di entrata verso l'ovest.
L'arma di Giovanni Capistrano non era altra che la croce di Cristo, ma, con essa, poteva meglio incoraggiare i guerrieri di Huniadi. È stato, forse, un segno divino, che la fraternità di questo romeno del Banato con il valoroso padre italiano, si sia perpetuata anche oltre la morte, perché Huniadi ha reso la sua anima a Dio, a colmo delle lotte del 1456, fra le braccia del suo amico Capistrano, che, del resto, lo seguì poco dopo anch'egli nell'eternità.

Aurel Cosma Jr: «Tracce di vita italiana nel Banato» (III)

Continuiamo il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato», con la pubblicazione dell'ultima parte dello studio di Aurel Cosma Jr. intitolato Tracce di vita italiana nel Banato, edito nel 1939 dall’Istituto di Cultura Italiana in Romania, sezione di Timisoara.

Il principe Eugenio di Savoia

La rinascita del Banato

II trattato di Carlovitz non portò, però, la tranquillità sperata. I Turchi non volevano accettare la nuova situazione e cominciarono di nuovo la lotta. Essi furono definitivamente sconfitti e cacciati dal Banato solo nell’anno 1716, quando il principe Eugenio di Savoia li batte e mise in fuga, fino nei Balcani. La pace ratificata nel 1718, a Passarovitz, inaugura una nuova era nella vita del Banato. II vittorioso principe Sabaudo affidò poi al Conte Mercy la riorganizzazione e amministrazione della regione. A questo difficile lavoro di ricostruzione sopratutto economica, gli Italiani hanno dato anche loro concorso di lavoro e di sacrifici materiali. Gli architetti, gli industriali, i commercianti e i coloni italiani stabiliti nel Banato hanno creato in poco tempo, su questa terra di guerre infinite, una provincia prospera e ammirata da tutti. Forse, sono pochi quelli che sanno che la rinascita del Banato è dovuta in gran parte alle braccia instancabili e al genio italiano.
Dopo la partenza dei Turchi, lo stato della regione era disastroso. Tutto era deserto e devastato; di agricoltura e di commercio non si parlava più, salvo della manifattura casalinga e della piccola produzione agricola dei Romeni, che sono rimasti fedeli alla loro terra, sopportando tutte le illegalità, a cui erano già abituati, per l'esempio degli antenati.

La scultura neovanguardista di Paul Neagu: tre grandi mostre a Timişoara e Cluj-Napoca

Con il titolo Paul Neagu. (R)evoluţia formei [Paul Neagu. La ri(e)voluzione della forma], è in corso in Romania un ampio progetto espositivo dedicato al più importante scultore romeno dopo Brancusi – nato in Romania nel 1938, emigrato nel 1969 e stabilitosi a Londra nel 1970 – a 10 anni dalla sua scomparsa nel 2004. L’evento è realizzato dalla Fondazione Interart Triade di Timişoara e la Paul Neagu Estate RO, in collaborazione con la Galleria Jecza Timişoara, il Museo dell’Arte di Cluj-Napoca ed il Museo dell’Arte di Timişoara.
La rivista 
«Orizzonti culturali italo-romeni» si pregia di essere partner media del progetto, presentando anche in Italia l’opera di questo grande artista che ha abbracciato la scultura, la pittura, il disegno, la grafica, la saggista e la poesia, con uno spirito sempre innovatore. Di lui Sir Nicholas Serota, direttore del Tate Museum di Londra, scrive in un testo ancora inedito che uscirà l’anno prossimo presso la casa editrice della Fondazione Interart Triade: «Paul Neagu ha scoperto un nuovo linguaggio nella scultura, con radici nella sua eredità romena, senza però rimanere circoscritto a questa eredità. Artisti di fama internazionale quali Anthony Gormley e Anish Kapoor hanno riconosciuto l’importanza di Neagu nella loro formazione artistica, sia in qualità di professore, sia come rappresentante di una tradizione europea in cui l’artista è un catalizzatore per la comprensione della società e delle relazioni interpersonali». Di lui così ha scritto Kapoor: «Era un professore autorevole con una visione globale. La sua chiarezza intellettuale era riconfortante in un’epoca in cui “fare” è diventato più importante di “pensare”». Lo stesso Paul Neagu affermava: «Per me la scultura non è un divertimento, ma piuttosto un modo per costruire una zattera con cui galleggiare nel mare di una realtà ingannevole. Per trovare la profondità (oppure la salvezza), devo articolare la forma e il simbolo sociale, la verità immaginativa e la tecnica del materiale, come se la vita stessa dipendesse da questo processo».

«Quel profumo di caffè e Mitteleuropa». Riccardo Illy, storia di famiglia

Ci sono storie e uomini che sembrano custodire nel loro patrimonio genetico una costitutiva vocazione all'interculturalità. Genesi, sviluppo, contesti, prospettive: tutto nelle loro vicende tende a convergere, con intrinseca naturalezza, verso apertura di orizzonti e fusione di prospettive. È il caso di quella storia di famiglia, diventata poi anche brand di rinomanza internazionale, sintetizzata dal nome, anzi dal cognome Illy: un marchio di indiscusso pregio nel mondo del caffè, che molto ha da raccontare anche sul versante della storia. Andiamo a scoprirlo con Riccardo Illy, figura di primo piano nell’attuale conduzione dell’azienda di famiglia e noto anche per i suoi ruoli pubblici, prima come Sindaco di Trieste, poi come deputato, quindi come Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. Nato da padre ungherese a Timişoara, all’epoca territorio dell’Impero Austroungarico, il nonno di Riccardo Illy, Francesco, diede il via ad un’impresa di famiglia dove si parlava ungherese, tedesco, italiano, felice plurilinguismo mitteleuropeo che avrebbe trovato a Trieste la più adeguata città di elezione e insediamento. Partì dunque proprio da Timişoara la storia multiculturale di una famiglia che oggi ha molto da raccontare, non solo sul piano del percorso e dell'affermazione aziendale, ma anche dell'attenzione alla cultura, nell'interesse comune: «Ogni impresa – sottolinea infatti Riccardo Illy, raccontando quel che si fa nella sua azienda – farebbe bene a impegnarsi a sostegno di almeno un settore dell’arte».

Simona Neumann: «A Timişoara costruiamo così la Capitale Europea della Cultura»

«Quello che conta davvero, quello che vi darà una marcia in più nella corsa al titolo di Capitale Europea della Cultura, sarà la dimensione europea dei progetti culturali locali». Così Ektor Tsatsoulis, executive manager per le iniziative di sostegno alla candidatura di Pafos (Cipro) a Capitale Europea della Cultura 2017, durante il seminario Timişoara 2021. Costruiamo una Capitale Europea della Cultura, tenutosi nel capoluogo del Banato il 14 e il 15 ottobre scorso su iniziativa dell’Associazione Timişoara Capitale Europea della Cultura, in prima linea nel sostiere e sviluppare a Timişoara progetti culturali su raggio europeo. La nostra rivista, partner dell’Associazione Timişoara Capitale Europea della Cultura e sostenitrice della candidatura della città al titolo di Capitale Europea della Cultura nel 2021, presenta alcuni degli aspetti più significativi illustrati durante il suddetto seminario, dando voce a Simona Neumann, direttore esecutivo dell’Associazione.

Capolavori da salvare: le chiese in legno nei dintorni di Lugoj e Faget

Sono trascorsi più di quattro anni dalla mia prima visita alla chiesette in legno che si trovano nella zona della regione del Banato, ed in particolare nell’area di Lugoj e Faget, a circa 70 chilometri dal capoluogo Timisoara. Quella visita – breve ma intensa dal punto di vista umano e religioso – che ho effettuato quasi per caso nella primavera del 2009, mi ha fatto scoprire le piccole chiese che risalgono all’inizio del diciassettesimo secolo e che erano originariamente costruite in legno, sia come struttura principale che nei particolari secondari della copertura e degli elementi interni ornamentali. L’impulso che mi ha spinto a parlare di quel particolare episodio è scaturito dal desiderio di trasmettere ad altri l’indiscutibile bellezza di manufatti di profondo valore storico, architettonico e monumentale, oltre a quello strettamente religioso che ne ha determinato la realizzazione.
L’area territoriale in cui sono inserite è prevalentemente a carattere rurale ed inizialmente le piccole chiese rappresentavano, nel limitato ambito abitato, il principale riferimento della religiosità di culto ortodosso: il successivo ampliamento degli insediamenti ha portato al naturale decentramento di questi manufatti in ambito cimiteriale conseguente alla costruzione, in epoche più recenti, di nuovi luoghi di culto in posizione centrale degli abitati. 

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