Orizzonti Culturali Italo-Romeni

Arti e Tradizioni

Ormós Zsigmond e la collezione d'arte italiana del Museo di Timişoara

La collezione d'arte europea antica del Museo di Timişoara è in gran parte dovuta a Ormós Zsigmond, nota personalità dell’Ottocento della provincia del Banato (già dell’Impero austro-ungarico, e dal 1918 territorio della Romania), la cui raccolta di dipinti, stampe e incisioni, disegni, monete, libri e documenti entra per legato testamentario del 18 settembre 1895 nel patrimonio della Società di Storia e Archeologia del Banato, il futuro Museo di Timişoara. [1]
Ormós Zsigmond è un nome di notevole rilevanza per il collezionismo nella seconda metà dell’Ottocento nella provincia del Banato. Mancano ancora, purtroppo, studi specifici sulle diverse collezioni, al di là di citazioni delle stesse. [2] Le conoscenze attuali sulla figura di Ormós si devono a Stela Radu ed Elena Miklósik, che hanno pubblicato alcuni articoli sulla vicenda umana del collezionista. [3]

Cenni biografici

Ormós Zsigmond nacque nel 1813 a Pecica, una località della provincia austriaca del Banato, da una famiglia della piccola borghesia. La fortuna di Ormós ha origine con la sua adozione da parte dello zio, un ricco funzionario. Dopo gli studi a Timişoara, Szeged e Oradea, iscrittosi all’Università di Budapest, si interessò alla giurisprudenza e alle materie umanistiche. Dal 1832, tornato nel Banato, ottenne i primi successi in ambito politico-amministrativo come deputato presso il Parlamento di Bratislava (Pozsony, Pressburg). Il 18 settembre 1849 Ormós venne imprigionato a Timişoara e condannato per 4 anni, accusato dal governo austriaco di attività rivoluzionarie. Nel carcere conobbe le future personalità Gorove István, Murányi Ignác e Vukovics Szabbasz. Dopo 9 mesi, uscito di prigione, visse a Buzias nella casa dello zio dal 1850 al 1856. In quegli anni non ottenne il riconoscimento per i suoi diritti civili: nel Natale del 1856, in seguito a un intervento con la forza da parte delle autorità austriache nella sua casa di Buzias, gli furono confiscati tutti i documenti e manoscritti e decise di vendere le sue proprietà, lasciando la carriera di avvocato per dedicarsi ai viaggi [4] e allo studio storico artistico nelle gallerie europee nel periodo 1857-1862 a Pest (Budapest), Vienna, Praga, Dresda, Lipsia, Berlino, Amburgo, Hanovra, Düsseldorf, Cologna, Mainz, Wiesbaden, Francoforte, Heildeberg, Karlsruhe, Stoccarda, Monaco di Baviera, e soprattutto in Italia.

La scultura neovanguardista di Paul Neagu: tre grandi mostre a Timişoara e Cluj-Napoca

Con il titolo Paul Neagu. (R)evoluţia formei [Paul Neagu. La ri(e)voluzione della forma], è in corso in Romania un ampio progetto espositivo dedicato al più importante scultore romeno dopo Brancusi – nato in Romania nel 1938, emigrato nel 1969 e stabilitosi a Londra nel 1970 – a 10 anni dalla sua scomparsa nel 2004. L’evento è realizzato dalla Fondazione Interart Triade di Timişoara e la Paul Neagu Estate RO, in collaborazione con la Galleria Jecza Timişoara, il Museo dell’Arte di Cluj-Napoca ed il Museo dell’Arte di Timişoara.
La rivista 
«Orizzonti culturali italo-romeni» si pregia di essere partner media del progetto, presentando anche in Italia l’opera di questo grande artista che ha abbracciato la scultura, la pittura, il disegno, la grafica, la saggista e la poesia, con uno spirito sempre innovatore. Di lui Sir Nicholas Serota, direttore del Tate Museum di Londra, scrive in un testo ancora inedito che uscirà l’anno prossimo presso la casa editrice della Fondazione Interart Triade: «Paul Neagu ha scoperto un nuovo linguaggio nella scultura, con radici nella sua eredità romena, senza però rimanere circoscritto a questa eredità. Artisti di fama internazionale quali Anthony Gormley e Anish Kapoor hanno riconosciuto l’importanza di Neagu nella loro formazione artistica, sia in qualità di professore, sia come rappresentante di una tradizione europea in cui l’artista è un catalizzatore per la comprensione della società e delle relazioni interpersonali». Di lui così ha scritto Kapoor: «Era un professore autorevole con una visione globale. La sua chiarezza intellettuale era riconfortante in un’epoca in cui “fare” è diventato più importante di “pensare”». Lo stesso Paul Neagu affermava: «Per me la scultura non è un divertimento, ma piuttosto un modo per costruire una zattera con cui galleggiare nel mare di una realtà ingannevole. Per trovare la profondità (oppure la salvezza), devo articolare la forma e il simbolo sociale, la verità immaginativa e la tecnica del materiale, come se la vita stessa dipendesse da questo processo».

«Lo scultore delle campane»: Ştefan Călărăşanu, un vita donata all'arte

Il 1 dicembre 2013 si è spento, all’età di 66 anni, il noto artista Ştefan Călărăşanu, «lo scultore delle campane». Nato il 9 marzo 1947 a Turnu Severin, è stato membro dell’Unione degli Artisti Plastici (UAP) della Romania. Nel 1998 ha vinto il Premio Nazionale «George Apostu» e nel 2004 gli è stato conferito il Premio per la Scultura UAP. È autore di opere monumentali presenti in diverse città della Romania, come ad esempio Campana della Libertà e Composizione a Timisoara, Martire e Gesù Cristo a Lugoj, Monumento dei detenuti politici a Turnu Severin, Campana di pietra a Resita, ma anche Croce in Repubblica Ceca. 
Ştefan Călărăşanu ha lasciato il segno della sua arte anche in Italia. Nel settembre del 2012, infatti, trascorse tre settimane a Menfi, in provincia di Agrigento. In questo periodo scolpì una campana di marmo che, insieme al suo amico Gianluca Testa, regalò alla comunità. L’opera è esposta nel piazzale del centro civico di Menfi dal 15 gennaio 2013, quarantacinquesimo anniversario del terremoto del 1968 nella Valle del Belice. Oltre a lavorare alla sua
Campana di marmo, Călărăşanu iniziò a produrre una serie importante di disegni che riportano le impressioni della sua permanenza  a Menfi. Adoperò molti di questi disegni come simbolo d’amicizia e considerazione, oltre che apprezzamento per le attenzioni ricevute dagli abitanti del paese, e ne donò diversi ad uomini e donne che lo avevano accolto calorosamente.

Ricordiamo lo scultore attraverso le immagini dei suoi disegni realizzati nel soggiorno italiano, in prossima uscita in un catalogo curato dall'amico Gianluca Testa.

«Riviviscenze di lacerti». A Timisoara, la pittura di Marco Paladini

Il 14 novembre 2013 è stata inaugurata la mostra «Riviviscenze di lacerti» di Marco Paladini, pittore originario di Genova che da alcuni anni ha scelto di vivere ed esprimere la sua arte a TimisoaraVi invitiamo a conoscerlo attraverso le sue parole e i suoi quadri.  «Qui – ci dice – sono entrato in contatto con la galleria 28 di Ovidiu e Marie-Jeanne Badescu, dove per la prima volta ho realizzato quanto la dimensione spirituale nell'arte avesse qui in Romania un grande rilievo. Da loro ho conosciuto artisti come Silviu Oravitzan, Constantin Flondor e giovani come Sorin Scurtulescu e tanti altri e, pochi anni fa, ho fatto una mostra con Sorin Nicodim alla galleria Pigmalion».
La mostra, organizzata dal Consolato Generale d’Italia a Timisoara, è stata ospitata nell’Aula della Biblioteca Centrale Universitaria «Eugen Todoran» dell'Università dell’Ovest.

E lo spirito italiano risuona all’Opera di Timişoara. Parla Corneliu Murgu

Da dodici anni Corneliu Murgu dirige l'Opera Romena di Timişoara. Strettamente legato all'Italia per il suo articolato percorso umano e professionale, il maestro Murgu delinea l'attività di questa prestigiosa istituzione, presentandone i successi e illustrando anche la nuova stagione, ricca di manifestazioni speciali per festeggiare i sessantacinque anni di attività artistica dell'Opera. Di un fatto il maestro Murgu è convinto, con aperta soddisfazione: «Ogni anno produciamo tra i 60 e gli 80 spettacoli. Dopo 12 anni posso dire che siamo probabilmente l’Opera migliore della regione, apprezzata e rinomata in tutto il Paese. Abbiamo forse una mentalità più occidentale, una certa dedizione al lavoro che sono riuscito a coltivare in tutti questi anni», aggiungendo: «Abbiamo anche portato qualcosa dello spirito e della mentalità italiana nel nostro teatro».

Da Timişoara al Vaticano: Papi, santi e cardinali secondo i ritratti di Ştefan Popa Popa's

Nell'aprile del 2011 ha avuto luogo in Vaticano un evento più unico che raro: l’esposizione, per 15 giorni, di una serie di ritratti di Papi, santi e altre personalità del mondo cattolico realizzati dall’artista romeno Ştefan Popa Popa’s. Ritrattista di fama internazionale e personalità di grande esuberanza culturale, Popa ha esposto a Villa Sopegna i ritratti degli ultimi dieci Papi, nonché quelli di santi e personalità ecclesiastiche. Si tratta di quadri a olio, riprodotti anche nel suo album «Papi, Santi… illustri». Uno dei ritratti di Papa Benedetto XVI, personalmente consegnato dall’artista al Pontefice, verrà stabilmente esposto nella prestigiosa Sala dei Papi della Basilica di San Pietro, mentre molte delle opere esposte in Vaticano andranno in mostra itinerante in varie città italiane tra cui Venezia, Pietrelcina e Assisi.