Orizzonti Culturali Italo-Romeni

Progetto «Presenza italiana nel Banato»

Silvio Guarnieri, dieci anni di vita e di studi in Romania. Ritratto con inedito

Silvio Guarnieri (Feltre 5 aprile 1910 - Treviso 28 giugno 1992) fu uomo di lettere, scrittore e docente universitario molto legato alla Romania, dove giunse nell'autunno 1938, insofferente delle limitazioni imposte dalla censura fascista, quale direttore dell'Istituto italiano di cultura, sezione di Timişoara, fino al 1948. A Guarnieri, Doina Condrea Derer, prestigiosa italianista romena, ha dedicato un importante volume monografico, Silvio Guarnieri. Universitar în Romania și Italia, edito nel 2009 sotto l’egida dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest. Pubblichiamo, in traduzione italiana, il capitolo dedicato all’attività pubblicistica di Guarnieri a Timişoara, seguito da una lettera inedita trasmessaci dalla professoressa Derer.




Silvio Guarnieri a Timișoara

Accanto all’attività quotidiana svolta alla sezione di Timișoara (gestita e amministrata interamente da lui), che comprendeva anche lezioni di lingua e letteratura italiana, il giovane Guarnieri tenne corsi di lingua e cultura italiana anche al Politecnico di Timișoara, che hanno visto una larga partecipazione. Anni dopo, durante la visita del 1966 nella città sul fiume Bega, Andreia Vanci, allora docente della Cattedra di Lingua e Letteratura Italiana dell’Università di Bucarest, che lo accompagnava, ebbe l’impressione che tutti, a Timișoara, riconoscessero e accogliessero con gioia colui che ventott’anni prima era stato non solo loro concittadino, ma anche docente e mentore.
Inoltre, durante le sue prime prestazioni lavorative al servizio dello Stato italiano, Silvio Guarneri si fece promotore di alcune iniziative romene, entrando così in contatto con gli esponenti della cultura locale. Nel 1939, a un solo anno di distanza dal suo arrivo in Romania, pubblicò, sempre tramite l’Istituto di Cultura Italiano, la postfazione al volume di Aurel Cosma Tracce di vita italiana nel Banato (Urme de viață italiană în Banat) e curò la presentazione di un libro di Octavian Metea, pubblicato dalla casa editrice «Fruncea» (presso la quale sarebbero apparsi anche alcuni volumetti contenenti rispettivamente traduzioni di poesie di Ungaretti, nel 1943, e di Montale, nel 1945). Come è noto, la casa editrice era correlata all’omonimo settimanale, che si occupava di informazione politica, economica e culturale, e che divenne nel 1933 una vera e propria rivista di cultura, diretta da Nicolae Ivan, il quale ne garantì la pubblicazione fino al 1944.

Al via il progetto «Presenza italiana nel Banato». Gli studi di Aurel Cosma Jr. (1939)

Inauguriamo sulla rivista bilingue «Orizzonti culturali italo-romeni» il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato». Coordinato da Afrodita Carmen Cionchin, il progetto si propone il duplice obiettivo di recuperare la memoria storica, valorizzando e reinserendo nel circuito culturale alcuni dei contributi più importanti di coloro che hanno trattato questo tema, e di produrre nuovi studi sull’argomento.

Iniziamo con un testo di Aurel Cosma Jr., intellettuale di spicco del Banato del primo Novecento, avvocato, giornalista e scrittore, nato il 25 marzo 1901 a Timişoara. La sua prolifica attività ha abbracciato diversi campi: direttore del giornale «Nadejdea» di Timisoara a partire dal 1923; fondatore della rivista letteraria «Luceafărul» di Timişoara (1935-1940), con una tiratura mensile di 5000 copie; deputato di Timiş per il Partito Nazionale Liberale, eletto per la prima volta nel 1927; membro dell’Unione degli Scrittori della Romania.
Pubblichiamo una prima parte del suo studio intitolato Tracce di vita italiana nel Banato, edito nel 1939 dall’Istituto di Cultura Italiana in Romania, sezione di Timisoara. 

Aurel Cosma Jr: «Tracce di vita italiana nel Banato» (II)

Continuiamo il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato», con la pubblicazione della seconda parte dello studio di Aurel Cosma Jr. intitolato Tracce di vita italiana nel Banato, edito nel 1939 dall’Istituto di Cultura Italiana in Romania, sezione di Timisoara.


San Giovanni da Capestrano (24 giugno 1386 – 23 ottobre 1456, Ilok)

Huniadi e Capistrano

Pulsazioni di vita italiana nel Banato, troviamo anche nel campo militare, sopratutto all'epoca delle guerre contro i Turchi, quando innumerevoli Italiani versarono il loro sangue per la liberazione di questa regione dal terrore della mezzaluna anticristiana. Senza dubbio la sostanza morale ed il sentimento di questi atti di eroismo Italiano erano d'ordine religioso. La loro fratellanza per questa terra ha lasciato impressionanti e indimenticabili reminiscenze di nobili e grandiosi sforzi.
In questi tempi oppressi da preoccupazioni di guerra, l'arte di portare le armi era innalzata al primo grado. Gli studi militari e l'organizzazione disciplinare delle squadre armate dell'Italia attiravano molti ufficiali e aristocratici stranieri, per compiere la loro pratica di perfezionamento. Cosi, si trovò a Milano anche il voivoda romeno del Banato, loan Huniadi, compiendo là, durante due anni, la sua educazione militare sotto il comando del duca Filippo Visconti. Una volta ritornato, Huniadi, la cui figura leggendaria oggi ancora vive nel ricordo del nostro popolo, salì tutti i gradi delle vittorie, fino al supremo sacrificio della propria vita.
Le battaglie coi Turchi, nel mezzo del quindicesimo secolo, e le sue vittorie per la redenzione del cristianesimo nel Banato, portavano i segni dei suoi sentimenti italo-romeni, animati dalla grande legge nella fede di Cristo. Nel corso di queste lotte, si sono fuse nella fiamma del sacrifico eroico le due anime dei Romeni e dei prelati italiani, che con a capo Giovanni Capistrano si sono messi anch'essi in lotta a lato della nazione romena, per impedire ai Turchi il loro tentativo di dominare il Banato, che essi consideravano come porta di entrata verso l'ovest.
L'arma di Giovanni Capistrano non era altra che la croce di Cristo, ma, con essa, poteva meglio incoraggiare i guerrieri di Huniadi. È stato, forse, un segno divino, che la fraternità di questo romeno del Banato con il valoroso padre italiano, si sia perpetuata anche oltre la morte, perché Huniadi ha reso la sua anima a Dio, a colmo delle lotte del 1456, fra le braccia del suo amico Capistrano, che, del resto, lo seguì poco dopo anch'egli nell'eternità.

Aurel Cosma Jr: «Tracce di vita italiana nel Banato» (III)

Continuiamo il progetto editoriale «Presenza italiana a Timişoara e nel Banato», con la pubblicazione dell'ultima parte dello studio di Aurel Cosma Jr. intitolato Tracce di vita italiana nel Banato, edito nel 1939 dall’Istituto di Cultura Italiana in Romania, sezione di Timisoara.

Il principe Eugenio di Savoia

La rinascita del Banato

II trattato di Carlovitz non portò, però, la tranquillità sperata. I Turchi non volevano accettare la nuova situazione e cominciarono di nuovo la lotta. Essi furono definitivamente sconfitti e cacciati dal Banato solo nell’anno 1716, quando il principe Eugenio di Savoia li batte e mise in fuga, fino nei Balcani. La pace ratificata nel 1718, a Passarovitz, inaugura una nuova era nella vita del Banato. II vittorioso principe Sabaudo affidò poi al Conte Mercy la riorganizzazione e amministrazione della regione. A questo difficile lavoro di ricostruzione sopratutto economica, gli Italiani hanno dato anche loro concorso di lavoro e di sacrifici materiali. Gli architetti, gli industriali, i commercianti e i coloni italiani stabiliti nel Banato hanno creato in poco tempo, su questa terra di guerre infinite, una provincia prospera e ammirata da tutti. Forse, sono pochi quelli che sanno che la rinascita del Banato è dovuta in gran parte alle braccia instancabili e al genio italiano.
Dopo la partenza dei Turchi, lo stato della regione era disastroso. Tutto era deserto e devastato; di agricoltura e di commercio non si parlava più, salvo della manifattura casalinga e della piccola produzione agricola dei Romeni, che sono rimasti fedeli alla loro terra, sopportando tutte le illegalità, a cui erano già abituati, per l'esempio degli antenati.