Orizzonti Culturali Italo-Romeni

Simona Neumann: «A Timişoara costruiamo così la Capitale Europea della Cultura»

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«Quello che conta davvero, quello che vi darà una marcia in più nella corsa al titolo di Capitale Europea della Cultura, sarà la dimensione europea dei progetti culturali locali». Così Ektor Tsatsoulis, executive manager per le iniziative di sostegno alla candidatura di Pafos (Cipro) a Capitale Europea della Cultura 2017, durante il seminario Timişoara 2021. Costruiamo una Capitale Europea della Cultura, tenutosi nel capoluogo del Banato il 14 e il 15 ottobre scorso su iniziativa dell’Associazione Timişoara Capitale Europea della Cultura, in prima linea nel sostiere e sviluppare a Timişoara progetti culturali su raggio europeo. La nostra rivista, partner dell’Associazione Timişoara Capitale Europea della Cultura e sostenitrice della candidatura della città al titolo di Capitale Europea della Cultura nel 2021, presenta alcuni degli aspetti più significativi illustrati durante il suddetto seminario, dando voce a Simona Neumann, direttore esecutivo dell’Associazione.


Dott.ssa Neumann, come è nata l’Associazione che lei dirige e quale ruolo esprime nella candidatura della città al titolo di Capitale Europea della Cultura?

L’Associazione Timişoara Capitale Europea della Cultura è stata fondata nel 2011, su iniziativa del Comune di Timişoara e della società civile, con il sostegno di numerose istituzioni pubbliche. Più di 100 rappresentanti del settore imprenditoriale, di istituzioni culturali e pubbliche, di associazioni e organizzazioni coinvolte in progetti di interesse per la comunità, ma anche personalità provenienti da altri settori, hanno analizzato l’opportunità offerta dal programma europeo Capitale Europea della Cultura a Timişoara e hanno deciso, di comune accordo, di porre le basi per questa associazione, il cui ruolo consiste nel: preparare la pratica per la candidatura della città allo scopo di vincere il titolo nel 2021, coordinare progetti specifici all’interno del programma europeo, coordinare la preparazione del Programma Culturale per il 2021 e monitorare le attività che si svolgono, con il compito di raggiungere questo obiettivo. L’Associazione è un organo indipendente, apolitico, non-profit e non governativo, a cui l’Amministrazione locale ha affidato il compito di gestire la candidatura della città sotto tutti gli aspetti imposti dal programma «Capitale Europea della Cultura».

Dopo il seminario organizzato lo scorso ottobre, quali passi intendete fare?

La preparazione della candidatura richiede al Comune di Timişoara un ampio processo per il quale da una parte è necessaria una grande conoscenza del programma Capitale Europea della Cultura, dall’altra il know-how di alcuni esperti locali in settori quali: architettura, urbanistica, industria creativa, arte visiva, musica, arte dello spettacolo, letteratura, storia, scienze politiche, sociologia, psicologia, ecc. Il 2014 e il 2015 saranno dedicati alla messa a punto della pratica e questo perché soltanto nel gennaio 2014 si prevede l’adozione da parte del Parlamento Europeo di una nuova legislazione che regolamenterà il programma Capitale Europea della Cultura per il lasso di tempo che va dal 2020 al 2033. In seguito verrà elaborata la nuova guida delle città candidate.
Per anticipare l’evento, il CdA dell’Associazione ha deciso di contattare e invitare questo autunno a Timişoara una serie di esperti che hanno preso parte ai gruppi di preparazione e attuazione di alcune città divenute Capitali Europee della Cultura. A questo scopo è stato organizzato il seminario a metà ottobre, al quale ha preso parte un esperto del programma europeo, e un seminario al quale abbiamo invitato tutte le parti interessate di Timişoara. Si è parlato di come una città prepara la sua candidatura, dei ruoli di ciascuna delle parti coinvolte nel processo (il Comune, l’Associazione, le istituzioni culturali, le ONG, i partiti politici, i mass media e il settore imprenditoriale) e si è soprattutto discusso di quei momenti in cui tutte le parti che ho citato devono agire. È stato un evento ben riuscito, con un pubblico di più di 150 persone in entrambi i giorni ed è stato possibile definire alcune linee guida che seguiremo nel lavoro di elaborazione della candidatura. Abbiamo allo stesso tempo potuto vedere gli attori interessati a questa opportunità che Timişoara ha davanti a sé e quelli meno interessati. Entro la fine dell’anno cercheremo di organizzare un secondo evento simile, al quale prenderanno parte altri esperti stranieri, che ci forniranno informazioni complementari a quelle già ricevute durante il primo seminario. Nel frattempo abbiamo iniziato a organizzare alcuni gruppi di lavoro formati da specialisti dell’ambito universitario e rappresentanti della Società civile e dell’Amministrazione locale, che contribuiranno a tracciare il concetto su cui basare la candidatura. In base al nostro piano di marcia, questa tappa verrà ultimata entro la fine della primavera del 2014. 
Parallelamente alle attività che mirano a creare le fondamenta della candidatura, dobbiamo trasmettere ai cittadini di Timişoara il senso dell’opportunità che abbiamo per il futuro prossimo, ma anche della sfida. Il loro coinvolgimento, nessuno escluso, è fondamentale per vincere. Se preferite, si tratta di una prova per vedere se siamo in grado di collaborare. In questo senso daremo il via a una campagna informativa e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per chiarire il significato di questo programma, perché è importante per noi, quando verrà il momento, riuscire a collaborare per accrescere le possibilità di vincita della città.

Quali sono i criteri a cui una città si deve uniformare per poter essere eleggibile e quali sono i motivi e i vantaggi per chi si candida a questo titolo?

La preparazione di una Capitale Europea della Cultura è un’opportunità per la città candidata di svilupparsi a livello sociale, economico, didattico e turistico attraverso la cultura, processo questo che contribuisce allo sviluppo urbano, allo sviluppo dell’industria creativa e alla promozione dell’immagine della città non sono a livello nazionale ma anche internazionale. Lo status di Capitale Europea della Cultura innesca centinaia di lavori di ricostruzione e restauro, innumerevoli eventi culturali nel corso dell’anno in cui la città detiene il titolo, ma anche successivamente, alla fine di quest’ultimo, si creano servizi che hanno reso tutto realizzabile e in maniera implicita anche nuovi posti di lavoro, con il risultato che la città entra a far parte del top delle mete turistiche. In altre parole, il titolo offre alla città la possibilità di modernizzare le proprie infrastrutture, attrae nuovi investimenti e migliora la sua immagine e quella dell’intera regione. 
Per ottenere tutti i vantaggi appena elencati, è importare comprendere il funzionamento di questo programma europeo e le attività che devono essere realizzate. Per prima cosa bisogna decidere, a livello di città, cosa vogliamo diventare in futuro, fra 15-20 anni, cosa vogliamo lasciare alle generazioni future. Tenendo conto della nostra storia, delle nostre tradizioni e dei nostri valori dovremmo formare una visione che ci appartenga ed esprimerla nella pratica per la candidatura: lo strumento tramite cui realizzare le nostre proposte sarà la cultura. Mentre stiamo elaborando la proposta – quello che ci prefissiamo nel 2021 e negli anni successivi – è importante capire che tutto quello che mettiamo per iscritto deve dimostrare che rispettiamo questo impegno e che ci proponiamo di rispondere a tutte le richieste della Commissione Europea per il programma «Capitale Europea della Cultura». A grandi linee, i criteri del programma ci impongono di assumerci la responsabilità di portare avanti anche dopo il 2021 la strategia di rigenerazione della città e, quindi, di non abbandonare questo progetto pluriennale; di garantire che per tutto questo esiste un'unanimità di decisione politica e amministrativa, che abbiamo le infrastrutture necessarie per portare a buon fine i progetti che proporremo per l'anno culturale 2021, che esiste una visione artistica con opportunità per gli artisti e gli imprenditori culturali locali e che le forme artistiche tradizionali saranno unite a quelle nuove.
Allo stesso tempo dovremmo coinvolgere tutti i gruppi della comunità, dovremmo sottolineare la dimensione europea del programma – dimostrare cioè l'apporto di Timişoara all'Europa, fare anche vedere la nostra posizione sulla cartina europea e, ovviamente, dimostrare che avremo dei fondi reali per portare a compimento tutti i nostri propositi contenuti nella pratica della candidatura. Tutti questi elementi prenderanno forma in base al calendario della pratica della candidatura.

Quali sono gli altri elementi necessari per una tale candidatura, oltre a quello culturale?

La componente culturale di questo programma europeo rappresenta lo strumento tramite cui una città si propone di risolvere determinati problemi, di applicare una strategia elaborata che sia congrua alla visione di sviluppo e rigenerazione della città. Prima di mettere a punto il programma culturale per l’anno in cui potremmo detenere il titolo di Capitale Europea della Cultura, è importante analizzare i problemi con cui ci confrontiamo e decidere il modus operandi. Ad esempio, Timişoara come crocevia sia in Romania che in Europa, può sviluppare politiche di integrazione in modo che nel tempo si possa ricostruire l’identità del luogo, conferendole un forte carattere europeo. Siamo un centro universitario grande e vi sono settori in cui siamo tra le eccellenze a livello mondiale, ma abbiamo il problema della popolazione locale che emigra in occidente. Abbiamo bisogno di linee guida per lo sviluppo che convincano i ʻcervelliʼ che ci vengono tolti dai Paesi sviluppati a voler rimanere a Timişoara e che diano loro la motivazione necessaria per farlo e dobbiamo addirittura riuscire ad attrarre persone di tutto il mondo a voler vivere volentieri in questa città.
Cerco di sottolineare il fatto che, prima di creare un programma di attività culturali inedite e di interesse europeo, dobbiamo guardare noi stessi in uno specchio virtuale e dobbiamo vedere cosa  non ci piace e poi stabilire congiuntamente – Amministrazione locale e provinciale, settore politico, universitario, imprenditoriale, culturale, insieme anche alle organizzazioni della città – come possiamo trasformare la città in modo che, in un’ulteriore analisi, ci possa piacere quello che vediamo.

Come viene preparata, chi si occupa e chi presenta la pratica della candidatura della città?

Tenendo conto che siamo in competizione con altre città, non vogliamo svelare – non lo fa neanche la concorrenza – troppi dettagli sul contenuto della pratica, se non alla fine di alcune tappe. E vorrei che si vedesse l’aspetto positivo di questo, non la mancanza di trasparenza. La pratica esprimerà il motivo per cui desideriamo ottenere il titolo, quali problemi vogliamo risolvere attraverso questo programma; dimostrerà che siamo una parte importante dell’Europa e il perché l’Europa deve conoscerci, e conterrà anche la nostra proposta relativa al programma culturale per l’anno 2021 e come intendiamo gestirlo.

Quali sono le istituzioni e le organizzazioni direttamente coinvolte nel programma di sostegno della candidatura della città?

Questo aspetto è stato fortemente sottolineato durante il seminario di ottobre dal consulente straniero. In questa tappa di preparazione della candidatura, l’amministrazione locale riveste un ruolo molto importante in qualità di principale sostenitore e garante della candidatura e dei fondi. Dato che si tratta di un progetto della città, è naturale che la prima istituzione a farne da garante sia l’amministrazione locale. Sotto questo aspetto è necessario destinare dei fondi pluriannuali per la creazione della pratica della candidatura.
Un altro organismo importante è l’Associazione che rappresenta, se volete, lo «strumento» comunale per la preparazione della candidatura, così come viene precisato nel suo statuto. Quest’ultima coordinerà la preparazione della pratica e solleciterà il sostegno da parte di altre istituzioni e gruppi di specialisti locali, nazionali e stranieri. Ad esempio, ora stiamo collaborando con esperti universitari che possono contribuire alla stesura del concetto. Il sostegno del mondo imprenditoriale, attraverso il finanziamento delle attività dell’Associazione, testimonia l’interesse a contribuire alla creazione di nuove opportunità per il futuro.
Nella seconda tappa, dopo il 2017, quando verrà resa nota la città vincitrice, l’ambito culturale rivestirà un ruolo più marcato per sviluppare i progetti culturali proposti per l’anno 2021, un anno unico, inedito e di grande impatto europeo.

Come funzionano negli altri Paesi le organizzazioni simili all'Associazione che Lei dirige?

Nel corso della storia ciascuna città che si è candidata ha trovato la forma di organizzazione che più le si addiceva. Nella maggior parte delle città che si sono candidate in passato, o che sono attualmente candidate al titolo di Capitale Europea della Cultura, sono nate organizzazioni simili a quella che abbiamo noi a Timişoara, ovvero associazioni che gestiscono il processo di elaborazione della candidatura, che coordinano la sua attuazione e si occupano del monitoraggio dei risultati. Altre città hanno preferito dare vita, all'interno dell'amministrazione locale, ad un dipartimento con a disposizione personale qualificato che si occupi di questo. Un'associazione, invece, ha un carattere apolitico e non-profit e si è dimostrata essere la soluzione migliore anche se all'inizio il suo ruolo non è stato del tutto compreso dalla comunità.
Per quanto riguarda l'attuazione, ciascuna città ha formato team che si sono progressivamente ampliati in modo da ricoprire con il proprio know-how settori come quello del management, del marketing e della comunicazione, del settore culturale, artistico, finanziario e giuridico-legale.
Ad esempio, le piccole e medie città che si preparano per la candidatura hanno team formati da 15-25 persone che dopo la nomina vengono ampliati raggiungendo anche 100 persone. Accanto ai team che si occupano dell'attuazione è necessario avere esperti che hanno lavorato per altre Capitali Europee della Cultura ed hanno la competenza di come si prepara una pratica unica di candidatura, sanno come valorizzare il potenziale di una città, hanno esperienza nell'elaborazione ed attuazione del programma culturale per l'anno durante il quale si detiene il titolo. Questi però lavorano assieme agli specialisti della città, che ne conoscono la storia, le istituzioni, l'ambito politico e universitario.

Come può contribuire l'intera cittadinanza al sostegno di questo programma?

Prima di tutto è importante che ciascun nostro cittadino comprenda che questo programma offre solo benefici e vantaggi. Se vogliamo vedere anche gli ʻsvantaggiʼ, allora possiamo mettere sulla lista la necessità di lavorare di più, di accettare un lavoro pianificato sulla base di alcune strategie a lungo termine, dobbiamo voler essere migliori in tutto quello che facciamo.
Questo processo ci insegnerà ad amare la città in cui viviamo, ad amare sia le parti belle che quelle meno belle, perché questa città è la nostra casa. E forse impareremo a lavorare insieme, a comunicare gli uni con gli altri con più facilità. Indipendentemente da com’è la città oggi, abbiamo la possibilità di migliorarla, di promuoverla, di farle rivestire nuovi ruoli attraverso la preparazione per il titolo di Capitale Europea della Cultura.
Auguro a tutti i cittadini di Timişoara di approfittare di ogni occasione, di ogni momento di tempo libero e di divertimento, di accettare nuovi eventi, nuove sfide, di provare la gioia di fare cose insieme, senza tener conto delle differenze che si notano a prima vista. Nella nostra storia abbiamo dimostrato di essere un esempio unico di moltitudini, di interculturalità, perché qui hanno vissuto pacificamente tanti gruppi culturali, religiosi e tante confessioni. A Timişoara esiste lo spirito europeo, e noi vogliamo esserne fieri, vogliamo promuovere e diffondere questo aspetto. Esorto tutti i cittadini a sostenere la candidatura, a desiderare questo titolo, a parlarne ogni qual volta ci sia occasione di farlo, ad entrare nello spirito europeo per poter esclamare nel 2021: «Noi siamo la Capitale Europea della Cultura».


 

Intervista realizzata da Oana Grimacovschi
Traduzione dal romeno di Elena Levarda
 
 
Intervista pubblicata in edizione bilingue sulla rivista «Orizzonti culturali italo-romeni», n. 12, dicembre 2013.